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Intervista | L'Ital in prima linea per l'applicazione dell'Ape sociale

20/07/2017


Intervista | da Italinforma 6/7 giugno luglio 2017

 

 

 


 

 

 


L'ITAL IN PRIMA LINEA PER L'APPLICAZIONE DELL'APE SOCIALE

 

Intervista al Direttore generale Maria Candida Imburgia

 


 

Direttore, sono appena scaduti i termini per la presentazione delle domande relative alla cosiddetta Ape sociale. Come è noto, grazie all'accordo siglato lo scorso anno con il Ministero del lavoro, fortemente voluto da Cgil, Cisl, Uil, alcune categorie di lavoratori che svolgono mansioni particolarmente gravose possono accedere al pensionamento anticipato. Le procedure per la pratica erano complesse e i tempi molto stretti. L'impegno del Patronato, dunque, è stato fondamentale...
Sì, è proprio così: lo possiamo sostenere senza tema di smentita. Abbiamo svolto il nostro ruolo con impegno e determinazione: c'è stata una gran mole di lavoro, perché le richieste presentate per essere ammessi al beneficio sono state tantissime e gli adempimenti necessari erano piuttosto complessi. I nostri operatori sul territorio si sono trovati ad affrontare situazioni davvero problematiche e hanno dovuto superare difficoltà rilevanti nell'applicazione pratica di un provvedimento nuovo, importante e tanto atteso da centinaia di migliaia di lavoratori. Siamo riusciti ad assicurare la necessaria assistenza, aiutando coloro che si sono rivolti a noi a predisporre la documentazione e a formulare la richiesta per fruire di questo diritto.

 

Trattandosi di un nuovo provvedimento, per dare risposte ai lavoratori e per istruire le pratiche, gli operatori delle strutture Ital, presenti capillarmente sul territorio, hanno avuto bisogno, essi stessi, di informazioni e di una sorta di formazione-lampo. Come vi siete attrezzati?
È vero che abbiamo dovuto operare in tempi rapidi, ma non siamo stati colti alla sprovvista. Già nei mesi scorsi, infatti, avevamo realizzato un percorso formativo per far fronte all'impatto della nuova disciplina previdenziale. C'è stato un confronto continuo con gli operatori. Poi, dopo la pubblicazione del decreto e dopo gli atti applicativi emanati dall'INPS, gli aggiornamenti tecnici e normativi sono stati pressoché quotidiani. Abbiamo creato una vera e propria rete, con riunioni settimanali in web conference. Inoltre, i coordinatori regionali hanno raccolto tutte le richieste di chiarimento e assistenza che giungevano dal territorio e, poi, li hanno girati prontamente alla struttura nazionale tramite un indirizzo mail dedicato al tema dell'Ape sociale, oltre che a quello dei lavoratori precoci. La struttura nazionale ha messo a disposizione una sorta di task force con l'obiettivo specifico di rispondere ai quesiti e di risolvere i problemi. Un impegno titanico, ma tutto ha funzionato alla perfezione.

 

Quali sono stati i principali problemi?
I problemi sono stati davvero tanti. Ad esempio, il soggetto richiedente il beneficio doveva presentare anche documenti rilasciati dall'azienda nella quale lavorava. E questo ci ha costretto letteralmente a fare una corsa contro il tempo. Abbiamo dovuto porre in essere una serie di atti per superare intoppi burocratici che stavano rallentando o, addirittura, bloccando la predisposizione delle pratiche. Sarebbe stata davvero una beffa clamorosa se chi ne avesse avuto diritto non fosse riuscito a raggiungere l'obiettivo solo per meri cavilli burocratici.

 

Le prime stime parlano di oltre 60mila domande presentate. Un autentico successo, a dimostrazione della validità delle rivendicazioni sindacali che portarono all'intesa lo scorso anno. In quest'ultima fase, il contribuito concreto del Patronato è stato decisivo...
Devo dire che, nella fase attuativa, anche nelle riunioni svoltesi al Ministero, c'è stata una grande ed efficace sinergia con la Uil. Abbiamo fatto un vero e proprio lavoro di squadra che ha consentito l'applicazione del provvedimento. L'ennesima prova, semmai ce ne fosse stato bisogno, sia del valore del Sindacato, per la tutela dei diritti dei lavoratori, sia dell'importanza dal Patronato, per l'assistenza alle persone che quei diritti li vogliono concretamente far valere.