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Bilancio 2019: ulteriori novitą a sostegno della natalitą e delle famiglie

07/12/2018

 

 

La legge di Bilancio, con l’approvazione degli ultimi emendamenti, introduce alcune nuove misure nel c.d. “Pacchetto famiglia”. Le riportiamo in sintesi, considerato che l’iter della legge non è ancora concluso e che potrebbero essere introdotte ulteriori disposizioni o modifiche.


In particolare, con il nuovo congedo di maternità la futura madre potrà scegliere di lavorare fino al parto, usufruendo di tutto il congedo obbligatorio di 5 mesi dopo la nascita del bambino, sempre che tale opzione non arrechi pregiudizio alla sua salute e a quella del nascituro. Attualmente l’astensione obbligatoria dal lavoro comprende i due mesi precedenti la data presunta del parto e i tre mesi dopo la data del parto, salva la facoltà di flessibilità che consente la scelta di usufruire di un mese di congedo prima del parto e di 4 mesi dopo il parto, a condizione che vi siano le prescritte certificazioni mediche.


Altra novità riguarda i padri lavoratori per i quali il congedo obbligatorio, da utilizzare entro i cinque mesi dalla nascita del bambino, aumenta dagli attuali 4 a 5 giorni, ai quali si può aggiungere, come era già previsto, un ulteriore giorno di congedo facoltativo in sostituzione della madre.


Inoltre, il bonus nido per l’iscrizione agli asili pubblici o privati passa da 1.000 a 1.500 euro l'anno fino al 2021.

 

www.uil.it


Pulcini: grave emendamento sul periodo di maternità

 

06/12/2018  | UIL PariOpportunità.  


L´emendamento che prevede per le lavoratrici di lavorare fino al parto rappresenta un passo indietro sostanziale rispetto alla tutela dei diritti delle donne e per questo va immediatamente modificato.

 

L’obbligo di astensione dal lavoro prima del parto rappresenta un presidio importante per la tutela della salute della neo madre e del nascituro che in questo nuovo quadro normativo viene fortemente compromessa.

 

Come sempre, a subire le conseguenze più dure di questi cambiamenti saranno le lavoratrici più deboli, perché meno tutelate e spesso in condizioni lavorative precarie.

 

Parimenti, la UIL da tempo sta sollecitando una radicale riforma del congedo di paternità, cinque giorni sono pochi.

 

È necessario che il nostro paese si uniformi agli orientamenti europei, il congedo va esteso almeno a dieci giorni obbligatori e retribuiti.
 

 

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