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15 Maggio 2015 Numero 27 Anno II

 

divario digitale

“Dal 18 maggio basta un click”. Il Viminale annuncia su twitter l’imminente avvio della procedura informatizzata per la richiesta di cittadinanza italiana accompagnando questa “rivoluzione informatica” con le pagine di un manuale che spiegano agli utenti come fare per addentrarsi nella “Cittadinanza Web”.
Dodici pagine - disponibili solo in italiano - che descrivono come: registrarsi sul sistema, attivare l’utenza, accedere con le credenziali, associare la domanda, inviare l’istanza e consultarne lo stato di avanzamento.

Peccato però che la procedura non tenga conto del “Divario Digitale” che, inevitabilmente, allontana i cittadini stranieri dalla tutela dei propri diritti.
I sociologi definiscono con il termine inglese “Digital divide” il divario esistente tra chi ha accesso effettivo alla tecnologia dell’informazione - attraverso un Pc e internet - e chi ne è escluso in parte o totalmente per una serie di motivi: economici, logistici, di appartenenza geografica, etnica, livello d’istruzione, età e sesso.
E i più colpiti dal fenomeno sono le fasce deboli: i migranti destinatari di un servizio che in breve tempo sarà esclusivamente telematico.
In una recente Conferenza stampa, organizzata dal Patronato Ital e dalla Uil di Genova e Liguria, Angela Scalzo, Ricercatrice del Dipartimento politiche migratorie Uil, ha parlato dei rischi globali che il divario digitale può produrre in termini di disuguaglianza economica e di accesso all’informazione, ricordando che: oltre il 60% dei cittadini stranieri non possiede un Pc o ne possiede uno desueto; che il 70% non può permettersi un collegamento a internet se non per breve tempo e che il 91% degli stranieri possiede un cellulare con connessione internet a “singhiozzo”.
Il dato più significativo che emerge dalla ricerca di SOS Razzismo riguarda “un cittadino straniero su quattro” che “preferisce non rischiarare di elaborare da solo, con forti limitazioni linguistiche, la richiesta di cittadinanza, presso un internet point a pagamento e monitorarne gli sviluppi”.
In questo scenario si inserisce la richiesta del Patronato Ital che, insieme ai Patronati del Ce.Pa, ha chiesto un incontro urgente al Prefetto Morcone per discutere della possibilità di sottoscrivere un Protocollo d’Intesa per fornire assistenza nelle richieste di cittadinanza. Una possibilità che il Ministero, almeno per il momento, sembra non intenzionato ad accogliere. (Silvia La Ragione)